sabato 31 ottobre 2026

Fantasia


In un attimo vedi sul mare
una carica di cavallini di Murano.
Galoppano, schiumano, schizzano,
zampettando vivaci,
finché rapidi scompaiono
ormai giunti a riva

venerdì 30 ottobre 2026

Baci


E pur essendo Tu il Crocifisso,
la tua vista non spaventa nessuno,
neppure i bambini che
ancora non sanno parlare
e già Ti sorridono e
a Te, affettuosi,
mandano baci!

mercoledì 28 ottobre 2026

«Solo in Dio riposa l’anima mia…» (Salmo 62/61)


Nel commento al salmo 62 (61) di Luis Alonso Schökel ho trovato una bella spiegazione dell'ormai dilagante stile di prepotenza, oppressione, violenza da parte un po' di tutti noi: «Sentendo lucidamente o per istinto la sua inconsistenza, l'uomo cerca punti di appoggio per quel soffio che è la sua vita. Prova una paura atroce nel dileguarsi, svanire. Costruisce strutture: "altezze" di dignità o di potere, muri che riparano o tutelano. L'uomo si appoggia sull'oppressione, facendo degli altri piattaforme su cui puntellarsi, poi costruisce difese del suo sfruttamento. Si appoggia nella rapina, nell'esproprio, nel sopruso, soprattutto ai danni della gente povera e inerme. Si appoggia nella ricchezza che va aumentando, giustamente o ingiustamente. Nel medesimo tempo scalza la costruzione, forse legittima, dell'altro» (Luis Alonso Schökel, I Salmi, vol. 1, Borla, p. 938).
 
La riflessione di questo grande biblista continua, ma già queste righe mi hanno riempito di meraviglia: trovo incredibile e sorprendente che gli basti leggere i versetti di un salmo per trovarci dentro la spiegazione dei meccanismi che l'uomo arriva a mettere in atto quando dimentica la sua magnifica umanità!
 
Quando leggo la parola «muri» come faccio a non pensare alla moltiplicazione dei muri a cui abbiamo assistito negli ultimi anni?

Quando leggo «l'uomo cerca punti di appoggio per quel soffio che è la sua vita», come faccio a non pensare alle piccole e grandi prepotenze quotidiane che posso mettere in atto o che effettivamente metto in atto?

Quando leggo «Si appoggia nella rapina, nell'esproprio, nel sopruso, soprattutto ai danni della gente povera e inerme», come faccio a non pensare alle guerre che si moltiplicano nel mondo e che uccidono ogni giorno donne, uomini e bambini inermi e innocenti?

 
Il Salmo 62, naturalmente, suggerisce a chi appoggiarsi: «Dio è l'unico punto d'appoggio della nostra contingenza: è rupe, piazzaforte, salvezza, rifugio. In lui possiamo aver fiducia, per lui dobbiamo riservare il cuore».
E non è forse vero che l'uomo di fede, il vero amico di Dio è sempre stato fratello e amico di tutti gli uomini?

martedì 27 ottobre 2026

Semina e vedi!


Sul foglio che ci viene consegnato ci sono quattro verbi, gli stessi che il sociologo poco prima aveva presentato durante il suo intervento.
Li guardo lì raccolti e collegati tra loro in una successione circolare. Sembra un ciclo semplice: desiderare, generare, prendersi cura, lasciar andare.
Decido di seminare quei verbi nella mia vita, proprio come si semina un chicco di grano. Scompaiono tutti e quattro nel mio terreno e io non li vedo più.

Sono passati alcuni giorni da sabato, quando li ho seminati, e poco fa ho iniziato a veder spuntare qualcosa...

Oggi quei quattro verbi mi fanno pensare alla parrocchia, ma anche alla famiglia, ma anche alla Città: luoghi in cui non si sta da soli, luoghi che se li vivo seguendo le regole dell'individualismo, li faccio inevitabilmente morire.

La parrocchia è luogo in cui maturo dei desideri, desideri di vita, desideri di amore, di pace, di gioia, di amicizia, di collaborazione, di stima, di rispetto, di solidarietà, di speranza, di fiducia,...

La parrocchia è luogo in cui genero qualcosa di bello e di buono.
La parrocchia è luogo in cui mi prendo cura di quello che ho generato.

Ma allo stesso tempo la parrocchia è luogo dove incontro altri che desiderano, altri che generano o hanno generato, altri che si prendono cura. La parrocchia è addirittura e soprattutto il luogo in cui ricevo i frutti di ciò che è stato generato da altri prima di me: è un luogo che c'era anche prima che io nascessi.

La parrocchia è un luogo in cui a ciascuno viene consegnato ciò che è stato generato da altri e gli viene consegnato perché ciascuno ne abbia cura. Questo penso sia bellissimo: scoprire che posso prendermi cura di qualcosa che non ho creato io e scoprire che posso farlo con la stessa cura che avrei per qualcosa che ho creato io. Ogni volta che me ne accorgo, è sempre una gioia grandissima per me: è scontato che mi prenda cura delle cose mie o di quelle che sono frutto della mia creatività e del mio impegno, ma quando mi accorgo che riesco ad appassionarmi per qualcosa di bello che è stato iniziato o compiuto o fatto da un altro, la mia è una gioia straordinaria, perché non pensavo di essere capace di tanta passione per qualcosa che non è mio!!!

La parrocchia è luogo in cui imparo a lasciar andare quello che ho generato.

Se entro in questo processo, mi accorgo facilmente che la parrocchia è un luogo che sopravvive alla mia partenza per motivi di lavoro, di studio, di famiglia,... Lo inizio a vedere fin da ragazzo quando gli educatori più grandi vanno all'università o iniziano a lavorare: quello che hanno coltivato nel tempo del loro impegno parrocchiale, viene continuato da altri e con la stessa cura ed entusiasmo, ma certamente con uno stile tutto originale e unico perché ciascuno porta la sua novità in questo mondo e siamo destinati a brillare come originali e non a essere opachi e ripetitivi come una fotocopia... Lasciar andare è provare la gioia di veder camminare da solo ciò che abbiamo generato o ciò di cui ci siamo presi cura per un po' di tempo. È una gioia bellissima!

Tutto questo vale anche per la famiglia di cui facciamo parte, per la Città che abitiamo, per ogni luogo in cui abbiamo relazione con il nostro prossimo: vale dunque per ogni tempo e luogo che attraversiamo nel cammino di questa nostra bella vita!

giovedì 1 ottobre 2026

Domenica mattina

Domenica mattina, verso le 07.45 camminavo per via Turati.
E sarà stata l'aria fresca, sarà stato il silenzio del quartiere che ancora dormiva, sarà stato il cielo limpido,... m'è tornato in mente il cammino da casa di Nonna Luce alla Cattedrale, con suor Amelia che passava a prendere noi chierichetti casa per casa, per accompagnarci a servire la Messa.
E ci faceva sentire ATTESI da Gesù.
Lei era CERTA che Gesù ci attendeva e così ne faceva CERTI anche noi: non potevi non fidarti di suor Amelia, perché il suo sorriso era troppo AUTENTICO, troppo VERO! E lei non poteva non fidarsi di Gesù, perché Gesù era Colui che rendeva LIETA la sua vita!
Somigliava a Maria: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore» (Lc 1, 46-47).
Esulta Maria!
Esultava suor Amelia e noi con lei!

lunedì 14 settembre 2026

A tu per tu con Gesù!



Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita» (dalla Prima lettura della Messa di oggi, Nm 21, 4b-9).
 
La croce la porto, la incontro, la evito, la abbraccio, la bacio, la fuggo,... ma la guardo?
Mi attraversa questo pensiero mentre ascolto la Prima lettura della Messa di oggi [Festa dell’Esaltazione della Santa Croce] ...
 
E questo pensiero mi accompagna per un po' dopo la Messa e torna ancora mentre vado a comprare una lampadina nuova e il pane...
 
Quante volte al giorno guardo davvero la Croce di Gesù?
Su chi tengo fisso il mio sguardo per la maggior parte del tempo?
Gli occhi vedono, ma da soli non possono vedersi.
Da solo non posso vedere che faccia ho: del mio viso con i miei occhi posso arrivare a vedere in modo sfocato la punta del naso, il mio labbro superiore coi baffi, forse una piccola parte della guancia, le sopracciglia e la punta dei capelli,...
Sembra che gli occhi non siano fatti per vedermi, per guardarmi in faccia, per guardare me stesso... ma per guardare l'altro, per vederlo, per accorgermi che c'è.
 
Per vedere i miei occhi con i miei occhi, ho bisogno di uno specchio e così per vedere il mio viso nella sua completezza. Gli occhi non servono per guardarmi o servono solo in parte per guardarmi: la maggior parte del campo visivo è "altro da me".
 
Eppure oggi passo la maggior parte del tempo a guardarmi, a custodire gelosamente il mio tesoro, a considerare il mio tempo, le mie rughe, i miei capelli bianchi, le mie cose, la mia vita, il mio benessere, la mia salute, il mio interesse, le mie ferite,... come se questo "guardarmi" fosse il senso della vita.
 
Sembra che la parte stia occupando tutto il campo visivo: non ho occhi che per me!
 
Ma solo chi «lo guarderà resterà in vita».
 
E allora: quante volte guardo la Croce di Gesù?
Quante volte al giorno lascio che il mio sguardo incontri lo sguardo di Colui che ho trafitto?

venerdì 11 settembre 2026

11 settembre 2001 - 11 settembre 2026

Crocifissione, opera di Josip Botteri Dini, Chiesa di Cristo Re

Stamattina, guardando questo quadro di Josip Botteri Dini, voluto da don Pio per la nostra chiesa di Cristo Re e collocato sopra il portone di ingresso, mi tornano in mente le parole di Gesù sulla croce: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno" (Lc 23, 34) e allo stesso tempo le ultime parole di Gesù ai discepoli dopo la Risurrezione: "Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28, 20).

Nel quadro, Gesù è crocifisso sulle Torri gemelle.

Sotto questa croce dei nostri giorni stanno la Vergine Maria e la folla dei miti, dei poveri, degli umili e indifesi, dei sofferenti, di tutte le vittime della violenza. Il Crocifisso soffre con loro ed essi con Lui. Il Crocifisso è lì con loro e per loro, li custodisce, li difende, li protegge, li attira a sé.

Dall'altra parte, minacciosi e terribili, ma mostruosi e diabolici, stanno i violenti, i prepotenti, i sopraffattori, i terroristi di oggi e di ogni tempo, già raffigurati nella loro reale veste di corrotti, putrefatti, morti che camminano...

Danneggiano, spaventano, distruggono, spadroneggiano e sembrano inarrestabili e vincenti, ma non prevalgono; il loro destino è segnato: Cristo regna nei secoli dei secoli!

Dio ci faccia la grazia di fare continua memoria del Suo amore e di esserne servi, alla continua ricerca del Bene comune, alla continua ricerca della Vita, in continua difesa del più indifeso, del più piccolo, dell'ultimo!

Dio ci faccia la grazia di vedere dove porta ogni pensiero, ogni parola, ogni azione violenta, perché possiamo vigilare sui nostri pensieri, parole e opere e fuggire il male con tutte le nostre forze!

Dio ci faccia la grazia di sentire la Sua compagnia ogni giorno, perché possiamo opporci al male, contrastarlo e vincerlo con il Bene, con il Perdono, con la proposta incessante di Pace, con la scelta ostinata e costante di disarmarci per camminare liberi e leggeri e cercare solo la comunione e la concordia con ogni prossimo che incontriamo!